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Lucamodo


Diario


6 novembre 2008

CONGO

 Non lasciamo che accada un altro genocidio come in Ruanda. Frattini parla ad una colazione di lavoro (2°articolo) e dopo il ruttino digestivo è riuscito a pronunciare l'ultima "bellissima" frase dell'articolo...

"Qui i bambini soldato
sparano a chiunque"

Il volontario italiano Tagliani

GIACOMO GALEAZZI

KINSHASA
«E' una catastrofe: nelle strade si spara coi mortai mentre l'epidemia di colera e la mancanza di viveri mettono a rischio centinaia di miglia di persone». Dalla missione ciellina Avsi di Goma il biellese Edoardo Tagliani, unico italiano rimasto sul campo dopo il rimpatrio dei volontari, racconta uno scenario da incubo: «In Congo ci sono più fosse comuni che in Ruanda, l'esercito e i ribelli trasformano in macchine di morte i bambini-soldato costringendoli ad ammazzare un familiare. Come occidentali siamo nel mirino, hanno appena saccheggiato un nostro centro ma restiamo qui con gli sfollati».

Un milione e mezzo di sfollati che si sono ritrovati tra l'incudine dell'esercito e il martello dei ribelli?
«La tragedia è al punto più alto della curva. Dopo il disastro della guerriglia di mercoledì adesso in città è il momento dei regolamenti di conti e dei saccheggi. In un decennio abbiamo contato sei milioni di morti, un Olocausto sconosciuto, ma stavolta nel caos non riusciamo a capire neppure quanta gente si è rifugiata in città. Già da agosto in 900 mila cercavano riparo nel Nord Kivu (una regione cuscinetto, anticamente indipendente e tuttora autonomista), adesso si è aggiunta l'emergenza alimentare-sanitaria. Al "Don Bosco" sono ammassati nell'ex cappella 600 sfollati e coi salesiani separiamo i malati di colera dai sani per scongiurare l'epidemia. Intanto i magazzini del Programma mondiale di alimentazione sono vuoti e altro sangue innocente viene versato in Congo».

Perché stavolta la guerra civile è più grave?
«Coinvolge Goma, mentre finora i cadaveri per strada li trovavamo a 20 chilometri dalla città. Ci imbattiamo in un gruppo armato ogni cinque metri e assistiamo la popolazione in zone contese tra l'esercito e i tanti gruppi ribelli. In pochi minuti d'auto si passa da una linea di fronte all'altra. E tutti, incluso l'esercito regolare, schierano bambini-soldati dagli 8-9 anni in su, spesso ubriachi, drogati, addestrati all'atrocità, reclutati a forza, rapiti da casa dalle armate. Li prendono, e con i genitori davanti, li obbligano ad uccidere un fratello o un parente altrimenti viene sterminata l'intera famiglia. Sono sottoposti a pressioni psicologiche tali che in sei mesi diventano irriconoscibili: macchine da guerra senza nemmeno i tabù di una coscienza adulta. Noi abbiamo paura soprattutto di loro perché con un bambino non si ragiona. Spesso proviamo a recuperarli ma falliamo».

Perché?
«L'approccio umanitario delle Nazioni Unite non funziona, i programmi durano troppo poco poi finiscono i soldi e questi bimbi traumatizzati compiono abomini. Non sottostanno più all'autorità paterna perché nell'armata erano stati nominati sergenti e ammazzano i genitori che li riprendono. Sono a Goma da cinque anni ma in questi giorni è terribile: fuggi fuggi, morti lapidati, spari per strada, qui si tira con armi pesanti e semipesanti, traccianti, mortai. La popolazione è tra i due fuochi, esercito e dei ribelli e non si sa cos'è peggio. Chi riesce scappa, gli altri si rintanano. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali (cobalto, rame, zinco, oro, diamanti, coltane, cassaterite) sta causando le ricorrenti guerre nelle regioni settentrionali e l'attuale tragedia umanitaria»

Lei è in pericolo?
«Noi bianchi siamo quelli coi soldi, quindi bersaglio preferito dei saccheggi. Hanno assaltato una nostra casa, le altre grazie al cielo sono salve, per ora. Siamo amici o nemici a seconda di come vengono percepiti i caschi blu. Lo capiamo dalle sassate che tirano sui nostri fuoristrada. Ho evacuato l'équipe in Ruanda e sono rimasto qui per lavorare con trecento operatori locali. Siamo all'apice della crisi umanitaria. Regolarmente vengono trovate fosse comuni: ce ne sono più qui che in Ruanda, ma il Congo non lo ascolta nessuno. Nello scenario degli scontri servono tende, indumenti, cibo e altri generi di prima necessità per i campi d'accoglienza. Ora, finito un periodo di apparente calma, siamo di nuovo in trincea. E' un dramma ciclico».

Congo, l'Onu nella roccaforte dei ribelli

Profughi in fuga dai campi di Rutshuru

I primi aiuti arrivano a Rusthuru.
Frattini: prematuro parlare di truppe
GOMA
Un primo convoglio umanitario con gli aiuti dell’Onu è arrivato a Rutshuru, capoluogo del Nord Kivu e roccaforte dei ribelli nell’est della Repubblica democratica del Congo. Il convoglio, scortato da 50 caschi blu, era partito all’alba da Goma, 75 chilometri più a sud, con acqua e medicinali forniti anche da alcune Ong. Il corridoio umanitario è stato percorso senza problemi. Gli aiuti serviranno anche per le migliaia di sfollati che stanno tornando alle proprie case nel Nord Kivu dopo il cessate il fuoco proclamato mercoledì scorso dal capo dei ribelli, il generale Laurent Nkunda, e dalle forze governative.

L’Onu è preoccupata in particolare per 50mila persone che la scorsa settimana erano fuggite dai campi profughi di Rutshuru, dati alle fiamme dai ribelli. Gli uomini del primo convoglio giunto in città dovranno valutare la possibilità di inviare nei prossimi giorni altri aiuti nelle zone controllate dai ribelli.

Le autorità della provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo , hanno decretato il coprifuoco nella capitale provinciale Goma, minacciata dai ribelli che si sono attestati a un quindicina di chilometri di distanza. Il coprifuoco - in vigore dalle 23:00 alle 05:00 - è stato imposto, ha dichiarato il governatore del Nord Kivu, Julien Paluko, «per controllare meglio i movimenti notturni e diurni della popolazione». I ribelli di Laurent Nkunda sono alle porte della città da mercoledì, dopo aver inflitto una pesante sconfitta ai soldati dell’esercito regolare. Nel corso della settimana a Goma vi sono stati saccheggi, compiuti da entrambe le parti in guerra ma soprattutto dai governativi in fuga.

Il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, non ha escluso l’invio di truppe nella Repubblica democratica del Congo nel’ambito di un’eventuale forza di pace dell’Ue. «Non abbiamo escluso nulla, tutto è possibile», ha dichiarato il titolare del Foreign Office alla Bbc, al termine della visita nella regione centroafricana insieme al collega francese, Bernard Kouchner. Miliband ha spiegato che il capo della missione Onu sta valutando la situazione sul terreno: «È giusto vedere questa cosa nella prospettiva nell’Onu», ha spiegato Miliband.

È «assolutamente prematuro» parlare di una missione europea nella Repubblica democratica del Congo ha sostenuto il ministro degli Esteri Franco Frattini, dopo aver discusso «per un’ora» della crisi africana in una colazione di lavoro a Marsiglia con i colleghi dell’Ue.




permalink | inviato da Lucamodo il 6/11/2008 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


15 febbraio 2008

Dal diario del dottor TRIK & TRAK

14/02/2008

Oggi in ospedale siamo usciti io e la dottoressa COCCINELLA reparto quello di chirurgia generale.
A causa dei lavori di ristrutturazione di una delle due ali del reparto c’è un sovraffollamento delle camere, e molte persone da andare a trovare.
Nel giro delle camere incontriamo alcune persone operate la mattina stessa, altre in attesa di essere operati e molte pronte per uscire in attesa solo dell’ok dei medici.
Tra i vari volti conosciuti in questa giornata, come accade di solito, alcuni mi sono rimasti impressi più di altri. In particolare quelli della signora F., della signora B. e di una ragazza S. di circa 16 anni.
Tre volti e tre reazioni diverse, la signora F. quando l’incontriamo è seduta sulla sedia che fissa un bicchiere un po’ triste, la salutiamo e ci guarda come quando di risvegli da un pensiero lontano. Ci mette a fuoco e ci sorride raccontandoci del suo problema, ha un problema di occlusione, la dottoressa COCCINELLA le consiglia di guardarmi bene in faccia che di solito un certo stimolo lo produco e così cominciamo a scherzare su questo stimolo visivo. Dopo un po’ di risate la salutiamo e le regalo di nascosto un rotolo di carta igienica autografato, e lei mi dice che sicuramente ne farà buon uso…
Ci presentiamo alla signora B.: “ Buon giorno sono il Dottor TRIK&TRAK e lei è la Dottoressa COCCINELLA…” signora B.: “Mi spiace ma non ho soldi, e poi andate a studiare al corso per infermieri.” Le facciamo capire che a noi non servono soldi, ma che ci servono solo dei sorrisi. Detto questo lei si sblocca e dopo una lunga chiacchierata ci saluta scusandosi di non aver capito che eravamo dei veri dottori perché si sentiva meglio e ci saluta stringendoci la mano e dicendo :”dottore e dottoressa vi saluto e grazie per aver parlato con me.”
Quando entriamo nella stanza di S. lei non ci guarda neanche in faccia ma segue il nostro intervento, con la sua vicina di letto, attraverso alcune sbirciate veloci e furtive. Quando ci avviciniamo per salutarla capiamo subito che è molto arrabbiata per l’intervento subito e per il fatto che ha male per l’operazione e le hanno tolto gli antidolorifici. Con qualche difficoltà riusciamo trovare una sintonia alla fine ci ha parlato della sua operazione e che conosceva anche lei un clown ma non che andasse in ospedale, prima di salutarci ci ha chiesto un palloncino a forma di fiore.
Anche oggi portiamo a casa qualcosa di nuovo.

Dottor TRIK & TRAK




permalink | inviato da Lucamodo il 15/2/2008 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 luglio 2007

Dal diario del Dottor TRIK & TRAK

19/07/2007

Oggi in ospedale siamo usciti io e la dottoressa BOLLICINA siamo stati in pediatria e in riabilitazione. Abbiamo trovato un sacco di bambini e di persone molto speciali ma tra tutte le emozioni di oggi me ne sono rimaste impresse due in particolare.

La prima con un bambino A. di tre anni circa, era in ospedale per una gamba rotta. Quando siamo entrati ha nascosto subito la faccia sotto la sua copertina, allora io e BOLLICINA abbiamo cominciato a fare un po’ gli scemi e camminavamo per la stanza come se fossimo attaccati ad una corda invisibile, dopo un po’ di giri e di sbirciatine da parte di A. ecco che la corda ci porta dal piccolino che alzando la copertina dalla faccia ci guarda con due occhi azzurri e con il ciuccio in bocca ci dice che si è fatto la bua alla gamba indicandocela con la manina. BOLLICINA allora tira fuori la marionetta di un pagliaccio che il bimbo subito prende tra le mani. Intanto io comincio a gonfiare un palloncino rosso, ed ecco che subito la coperta vola via e sul viso nasce un sorriso che si espande fino agli occhi. Allora la stanza si è riempita di topi volanti, fiori, cagnolini e serpenti volanti. Prima di andare via abbiamo lanciato un po’ di polvere magica sulla gamba con la bua e A. ci ha salutato con un sorrisone e un bacio grosso grosso.

La seconda emozione grande è arrivata dal signor M. ricoverato in riabilitazione dopo un incidente in macchina a seguito di un ictus improvviso che lo ha colpito mentre guidava. Fortunatamente è stato soccorso in tempo ed ora con la riabilitazione sta nettamente migliorando. La stretta al cuore mi è venuta guardando le cure, la forza e l’amore con cui la moglie lo sta accompagnando in questo suo lungo e difficile cammino di ripresa.

Alla fine il signor M. ci ha salutati facendoci ciao con la mano.

Dottor TRIK & TRAK




permalink | inviato da Lucamodo il 20/7/2007 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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